Mostrando postagens com marcador Italiano. Mostrar todas as postagens
Mostrando postagens com marcador Italiano. Mostrar todas as postagens

13 de abril de 2010

Negramaro

Adesso non voglio scrivere. Anzi, vorrei, ma sono così stanca... e ancora ho da fare qui. Quello guadagno per rimanere lontana dalla mia casa, il mio piccolo spazio, per tanto tempo... ma non è stata mia colpa.
Ma va be', adesso voglio condividere alcune canzoni di questo gruppo meraviglioso. Mi piacciono da morire!

Mentre Tutto Scorre


Estate (Questa dei miei primi mesi in Italia... ahhh, tanti ricordi con questa canzone!) Anch'io voglio un estate che non finisca mai, ma vicino alla spiaggia!



Quel Posto Che Non C'è
Meravigliosa canzone!

16 de março de 2010

Domanda

Ci sono cose, tante cose che non capisco, che non riesco a vedere come giuste, anche se tutti dicono che è così che deve essere. Dicono che tu devi fare le cose che fanno gli altri. Tanto fuori come dentro della chiesa la cosa è uguale: se fai qualcosa di diverso sei strano, peccatore, oppure hai qualcosa che non va in te. Non che le regole siano delle cose terribili, non che non si deve seguire un modo di condotta che sia morale. Ma ci sono delle piccole cose che mi infastidiscono, non mi sembrano poi tanto cattive. Sarà perché nel mio paese d'origine cose come "il credente" che beve il vino o un cocktail non è niente di male. E dopo sono venuta e mi hanno detto dal nulla che è peccato.
Non dico che tutti quanti dovrebbero ubriacarsi, o che bere sia una meraviglia. Ma la proibizione non insegna auto controllo, soltanto limita il condotta per paura: se sbagli andrai in inferno, sarai in peccato, ecc. Immagino che fuori della chiesa le cose sono al contrario: se non bevi, se non vai a letto con chiunque trovi per strada, allora hai qualcosa che non va. Neanche in questo c'è auto controllo, neanche un pizzico di amore per se stesso. Fai le cose per pressione di gruppo.

E per me questo non va bene. Io devo fare le cose cosciente delle conseguenze. Devo sapere, o per lo meno cercare di sapere se una cosa è buona o cattiva, non perché gli altri mi dicono, ma perché mi farà del male. Non che le regole, come ho già detto, siano cattive. soltanto che bisognano di un spiegazione. Quello di "è cattivo perché si" non va più bene. Per lo meno per me.

E qui arriva la mia domanda. Dicono che se tu hai sbagliato, devi sopportare per sempre le conseguenze del tuo sbaglio. Io non so, non riesco ad accettare che sia così. E' una questione delicata, perché ci sono sbagli in cui i danni non sono subiti soltanto dai protagonisti dello sbaglio, ma anche di quelli che li circondano.

Uno di questi è il divorzio. Dicono che non ti puoi divorziare, in chiesa, se non perché qualcuno ha commesso adulterio. Io non sono d'accordo con questo. Chiaro, non sono neanche d'accordo con quelli che si divorziano perché lui l'ha guardata male o lei non ha fatto bene il cibo. Io credo che il matrimonio sia un compromesso, qualcosa che si fa con la testa e non soltanto con il cuore, un compromesso di dividere l'esistenza con una persona diversa di te, che ha difetti e qualità, che ha certi gusti e manie, e che non cambierà per diventare quello che c'è nell'immaginazione dell'altro. Che questo è uno degli sbagli più comuni di chi si sposa: pensa che potrà cambiare il suo compagno per farlo diventare un principe azzurro. Se si ama una persona, la si ama così com'è.

Ma ci sono situazioni che non so se si possono sopportare per sempre. Diciamo pure che due persone si sono sposati senza pensare. Per una gravidanza, per uscire dalla casa paterna, per tante ragioni... e poi si rendono conto che le cose non vanno bene. Noi siamo, alla fine, esseri umani, e gli esseri umani la maggior parte del tempo sbagliano, sia di proposito o involontariamente. Allora, non dico che non si deve lottare per raggiungere una soluzione. Non dico che alla prima discussione si deve rinunciare al matrimonio. No. Parlo della fine della strada, quando tutto già si è fatto, o quando le persone sono già così stanche di lottare che non ce la facciono più. In queste opportunità, cosa dobbiamo fare, condannare queste persone alla sofferenza eterna perché "il matrimonio non si può finire"?

Così è che nascono le doppie vite. Felicità fuori di casa, facendo finta che tutto sta benissimo. E poi, dentro di casa, l'inferno. Oppure maltratti, parole cattive che feriscono più che un calcio o un pugno in faccia. E se la coppia ha dei figli, e questi sono abbastanza grandi per capire un po' cosa succede, allora l'inferno è più completo. I bambini qualche volta pensano che sia colpa loro. Anche se non fanno così, loro soffrono. Loro vedono la sua casa diventare scenario di guerra ogni volta che qualcuno dei suoi entra nella casa, e l'altro è lì. L'aria diventa pesante. Tutto tace. E il dolore si può quasi toccare in ogni cuore.

Non è più salutare finire le cose in pace? Non è meglio esseri onesti con se stessi? E con i figli? E con gli altri? Prima di fare qualcosa di peggio, che faccia soffrire ancora di più l'altro?

Ma quello che mi porta a scrivere non sono le motivazioni del divorzio. Ognuno con la sua coscienza. Ognuno con il suo amore, il suo egoismo (i matrimoni tante volte finiscono per l'egoismo di uno o dei due...). Ma qui io voglio dire che per me è meglio il divorzio alla sofferenza. Meglio abitare in luoghi diversi, ad abitare una sola casa e fare di questa un tormento diario, fino ad arrivare a non voler tornarci più. Meglio finire con l'ipocrisia che tante volte le persone esigono, chiedono, mettono sulle spalle dei diretti interessati, che alla fine dei conti non hanno niente da rendere conto agli altri.

Non è male chiedere di tentare. Non è male cercare di aiutare, quando la coppia cerca quest'aiuto e da confidenza alle persone (non troppe, fin per carità), e sperare che il matrimonio non finisca. Ma quando una cosa deve finire, deve finire. E le persone esterne alla coppia, esterne alla famiglia, non capiranno mai cosa succede dentro di casa. per questo loro non devono aprir bocca quando le cose finiscono. Non devono venire con l'argomento moralista-religioso che dice che "Dio ha fatto il matrimonio per non finire mai". E' vero. Dio lo ha fatto. Ma l'ha lasciato nelle nostre mani. siamo noi che facciamo la scelta di sposare qualcuno (grazie a Dio, per lo meno in questa parte del mondo). Siamo noi che tante volte non pensiamo, non vogliamo ascoltare consigli. Siamo noi. E ognuno è protagonista della sua storia, ognuno sa cosa fa e cosa pensa e sente. E nessun altro ha il diritto di venire ad imporre niente. "Rimani sposata oppure ti chiediamo di lasciare questo posto". Che assurdità. Eppure occorre.

Ripeto: nessuno ha il diritto di ficcare il naso negli affari degli altri. Nessuno ha il diritto di dire che è peccato divorziare. Nessuno ha il diritto di escludere le persone perché scelgono fare cose che non vanno d'accordo con quello che quel nessuno pensa. Non sono d'accordo con quei moralisti che mettono tutti in scatole: questo è peccatore, questo è giusto (segue tutte le mie regole), questo è divorziato, questa è puttana (non intendo offendere usando questa parola). Non sono d'accordo con la passività davanti alla sofferenza. Mamma mia, se stai soffrendo, fa' pure qualcosa! Ah, ma come dicono che non si può... come dicono che devi soffrire fino alla morte... allora facciamo finta! Non si può. Io non potrei. E non vorrei imporre a qualcuno il peso eterno di dover sopportare una sofferenza eterna.

Cosa c'è di male nel andare contro la corrente? Perché si deve sempre accettare quello che dicono gli altri senza pensare se va bene, senza riflettere si è davvero il meglio per noi? Cosa c'è di male in lottare, e nel stancarsi di lottare? Perché le persone parlano nel generale sempre? Non tutti sono uguali. Anzi, ognuno è un mondo. Cada caso è diverso. Ci sono quelli che divorziano per sport. E ci sono quelli che non sopportano più la tristezza. Non si può giudicare i due ugualmente. (Soprattutto, non si può giudicare). Non si può dire che il divorzio in generale è un crimine. Quando c'è bisogno, c'è bisogno.

Ebbene, il mio post si chiama domanda, ma faccio qui tante domande... non capisco ancora come le persone possono essere così ingiuste con le altre, senza importarsi veramente con loro, soltanto facendo pressione per avere un'apparenza di benessere... ma solo apparenza. E dopo dicono che sono servi del Signore e robe del genere. Già non so a chi credere... Misericordia!

8 de fevereiro de 2010

Pensierino...

Adesso che il tempo è passato, e che devo andare via, che le responsabilità e i problemi che avevo dimenticato si sono risvegliati e mi aspettano insieme...
Adesso che mi rendo conto di come volano via i giorni, e ci scappano di mano, e ci lasciano senza fiato di tanto trascinarci dietro loro...
Adesso che sento nel mezzo del cuore una amara tristezza...

Spero tanto che i giorni che arriveranno siano belli! Spero che l'amore mio mi rimanga accanto, capisca quello che mi manca, mi dia le forze che non riesco a trovare...

Spero che Dio sia con me... spero avere speranza, spero avere un qualcosa su cui appoiare la mia anima stanca, il mio cuore diviso, la mia disperazione...

Spero trovare la via da seguire, uscire del freddo buio, capire le cose che non riesco a capire...
Soltanto so, adesso, che la vita deve continuare... e che quello che mi aspetta non sono soltanto i problemi, ma che in mezzo a loro, brillando più che tutte le lacrime, sta la mia felicità... il mio futuro...

Ma adesso soltanto posso assistere alla mia propria vita dalla finestra...

2 de fevereiro de 2010

Come fare?

Adesso le mie vacanze sono quasi finite. Manca soltanto una settimana per andarmene via di nuovo. E non voglio. Ma allo stesso tempo voglio. Perché in quel altro paese sono libera di fare la mia vita. Nessuno mi dice cosa fare. E soprattutto, lì c'è il mio amore. Ma non voglio essere lontana dalla mia famiglia, non voglio lasciare il mio gatto, non voglio lasciare i miei amici. Che sono quasi gli unici che ho. Non che in Brasile non abbia amici. Ma non sono così vicini, è diverso... avere degli amici in chiesa è qualcosa che ho vissuto soltanto qui in Italia, solo nella chiesa di Mantova ho trovato qualcuno con cui parlare e non sentirmi diversa. Forse l'essere stranieri ci unisce? Adesso devo andare via. Devo continuare la mia lotta per conseguire la laurea, continuare la strada che ho scelto e che mi piace, ma che mi fa paura. Cosa farò dopo? Penso molto, moltissimo. Non so cosa Dio vuole di me. Io vorrei essere insegnante. Vorrei essere esegeta. Vorrei viaggiare col mio marito, abitare in tanti bei paesi, imparare lingue, avventurar mi in luoghi sconosciuti. Ma per questo devo fare ancora tanta strada. Devo prima costruire la mia vita insieme a lui, quello che ho scelto per me, il mio amore. Dopo vediamo. Ma è proprio questo "vediamo" che mi fa paura. La vita gira così tanto! Cosa sarà di me nel futuro? Potrò tornare qui, vedere questi posti belli, portare il mio Leo a conoscere un'altra faccia del mondo? Mi fa paura. Non voglio sentirmi fissa in un luogo, prigioniera senza la possibilità di uscire. Ho paura delle mie debolezze, ho paura di me stessa, ho paura che la vita mi faccia prendere un'altra strada, una che non voglio conoscere... non voglio rimanere sempre lì, sempre al lavoro, sempre nello stesso noioso posto... come fare? Sarà che chiedo molto della vita? Sarà che pensare e sognare di fare tutto è molta pretensione? Sarà che non conformarsi alla normalità è volere molto? E poi questa vita che la maggior parte delle volte ci porta difficoltà, pensieri, angoscie... mamma mia, aiuto! La vita ci trascina dentro al suo turbine di problemi e di felicità, e quando ci rendiamo conto siamo così lontani del ponto di partenza! E poi, ogni giorno una scelta da fare. Come fare la cosa giusta? Come far capire agli altri che non siamo più bimbi che si manipolano con i mignoli? Come dire agli altri che anche noi abbiamo dei piani, che quello che abbiamo già è destinato per qualcosa, che noi abbiamo la nostra propria opinione su certi argomenti "intoccabili"? Fare delle scelte è la cosa più difficile da fare quando affrontiamo la vita. Come si fa a capire cos'è meglio per noi? Come si fa a capire se stiamo andando per il verso giusto? Per adesso non so niente. Non so cosa sarà della mia vita. Non so cosa farò dopo finire l'università. Spero poter viaggiare. Questo è il più importante per me. Viaggiare. E con il mio Leo. Io voglio che anche lui veda che ci sono posti belli in altri paesi, che ci sono costumi diversi, lingue diverse, cibo diverso. Io voglio che lui viva un po' meno preso alla sua tradizione... sarà chiedere molto? Lui mi dice che anche lui vuole. Spero proprio di sì. Spero che la mia vita sia diversa di quella che ho visto vivere agli altri. Non chiedo tutto fiori. Soltanto lotte diverse. Problemi diversi a quelli che tutti hanno. Spero che la mia vita non diventi un carcere per me...

29 de janeiro de 2010

Orgoglio e Pregiudizio e... Zombie???

Settimana scorsa ho visto in biblioteca un libro che mi ha chiamata l'attenzione. Si chiamava "Orgoglio e Pregiudizio e Zombie", e aveva una copertina un po' diversa: una donna con mezza testa senza pelle e gli occhi rossi. Mi ha chiamata l'attenzione perché io amo i romanzi della Austen, soprattutto, appunto, Orgoglio e Pregiudizio. Dopo avere dato un'occhiata in tutto il "romanzo", soprattutto le parti che più mi piacciono, ho comprovato quello che avevo già pensato prima: quello, che neanche può chiamarsi libro, fa letteralmente schifo. Non capisco come qualcuno ha avuto il coraggio di prendere un capolavoro della letteratura mondiale e convertirlo in qualcosa tra un anime fatto alla svelta e un libro di avventure riuscito male.
Sembra che l'autore, Seth Grahame-Smith, non avesse più niente da fare che prendere il libro, un classico, e metterci la sua zampa distruttrice. Ma si può? Non so se a qualcuno questo "libro" è piaciuto, ma a me di certo no. E faccio il mio protesto. Se non hai immaginazione per scrivere un libro tutto tuo, non metterti a distruggere il lavoro degli altri!! Anche se, per fortuna, Jane Austen non può vedere quello che hanno fatto con il suo romanzo, i suoi lettori, quelli che amano quei libri così come sono, non possono fare a meno di rimanere indignati.
E poi questo, dopo tutta l’invasione di vampiri e lupi mannari, maghi, dragoni e cavalieri che uccidono dei mostri, dovevano pure prendere un libro buono e metterci degli zombie?
Spero sinceramente che questo libro-spazzatura rimanga presto negli scafali dei libri dimenticati. Spero che il suo successo sparisca pronto. Spero che le persone che non hanno niente da fare si trovino un lavoro decente, invece di fare soldi sulla fama ed il lavoro altrui. Perché la letteratura decente deve subire un altro colpo? Dopo tutti quei libri ridicoli che d’un momento all’altro hanno invaso gli scaffali? Ma quando saremmo liberi di tanta spazzatura?
E poi dicono che questi libri siano buoni perché i giovani leggono. Mi dispiace, ma a me piacerebbe più un libro di qualità invece che tanti libri che non valgono niente. I ragazzi d’oggi hanno bisogno di qualcosa di intelligente, fantastico e ben fatto, come le Cronache di Narnia, Il Signore degli Anelli, Cent’anni di Solitudine, i libri di Emilio Salgari e della Austen. Per chi vuole horror, legga pure Dracula o Frankestein, Edgar Allan Poe oppure Stephen King. Quando si leggono libri veri non si riesce più a supportare un libro qualunque.
Comunque, il peggio di questo libro è come il suo autore è riuscito a distruggere il mondo inventato da Jane Austen. Come ha potuto quel tizio prendere un mucchio di ninja e metterli in un scenario inglese del secolo XVII? Come ha fatto a distruggere la cultura che ci descrive così bene la Austen mettendoci cose come dojo e kung fu (niente contro il kung fu, ma nel suo proprio contesto...)? Come ha potuto prendere una buona storia romantica e metterci zombie, insomma? Sul serio, vai fare qualcosa di meglio, Grahame-Smith!

19 de janeiro de 2010

Delle invasioni e immigrazione...

Invasione straniera? Ma certo! Ci sono stati i longobardi, i visigoti, i franchi, gallesi, e tanti altri gruppi che sono venuti e hanno trasformato il volto di queste terre che oggi si chiamano Europa. Non è che vi siete dimenticati delle vostre origini? Non è forse che vi siete dimenticati di tutte le volte che siete stati in necessità, che ve ne siete andati in altri paesi per cercare una vita migliore?
E adesso, perché tutto questo razzismo? Perché il disprezzo, perché le occhiate di rimprovero a chi ha l'unico sbaglio di essere diverso, forse più nero, forse con un accento differente?
Che ci sono stranieri cattivi, si, ci sono. Ma di cattivi ce ne sono in tutti i paesi, nazionali e stranieri, che fanno del male e non se ne fregano del bene altrui. A Rosarno è successo questo. Gli africani che abitavano in quelle cattive condizioni, portati qui e lavorando non di certo per uno straniero, ma per italiani. Italiani che lasciano stare quella situazione. Finché le persone si stancano della miseria, finché non arriva un altro "bianco" a fare esplodere la disperazione repressa. Non dico che gli africani hanno fatto bene. Ma neanche quelli che gli hanno sparato addosso hanno pure fatto qualcosa di buono.
La cultura è qualcosa di mobile. In questo mondo moderno, chi non conosce un po' il mondo non ci sopravvive. E questo vale anche per l'Italia. Un paese tradizionale, certo. Non è che noi stranieri vogliamo cambiare il vostro modo di essere. Ma se voi non vi aprite al mondo, questo vi inghiottirà, presto o tardi. Perché un mondo, un paese che non cambia è un paese che non si rinnova.
Questo vale anche per le persone, questo è qualcosa che noi stranieri impariamo nella pelle, nel giorno dopo giorno, nel adattazione a regole diverse, costumi diversi, e che impariamo perché dobbiamo farlo, perché vogliamo rispettare quelli che ci accolgono bene, che si aspettano che parliamo bene la sua lingua, che rispettiamo quello che loro fanno. Ma anche noi abbiamo le nostre tradizioni, i nostri costumi e la nostra lingua. Sarà così tanto chiedere un po' di rispetto? Sarà chiedere troppo di non guardarci come se fossimo degli insetti, come se avessimo qualcosa in faccia, come se fossimo sbagliati soltanto per essere "diversi"? Che poi diversità ce n'è dappertutto. Immaginiate se tutti fossimo uguali! Ma che noia! Non è che vogliamo che voi lasciate di essere italiani, oppure che parliate la nostra lingua. Soltanto chiediamo il diritto a vivere, a esistere, e se in questo momento viviamo qui, e se facciamo quello che dobbiamo fare, che problema c'è?
Il problema dell'immigrazione, del razzismo, dell'intolleranza, è qualcosa che rode le fondamenta dell'essere umano, lasciandolo insensibile al dolore altrui, alle necessità altrui, a quello che ci fa tutti uguali. Se rimaniamo a vedere le altre persone come inferiori, oppure come esseri che non hanno dignità, anche non saremmo in grado di mostrare loro la nostra compassione quando ci sono momenti di difficoltà nelle loro vite. Le tragedie personali le vive tutto il mondo. Non è che poveri noi perché siamo stranieri. Ma neanche c'è il soltanto poveri voi italiani. C'è soltanto il dolore umano, il dolore delle singole persone. Se non ci apriamo agli altri per il colore della sua pelle, i suoi vestiti o il suo accento, di cosa servono festività come il giorno della memoria? Nel passato già tanti ebrei hanno sofferto per la discriminazione... e oggi? Pensate che non soffriamo a vederci mettere gli avvisi di "STRANIERO" ogni giorno, in ogni luogo? E' che vi dimenticate che siamo degli esseri umani proprio come voi?

8 de janeiro de 2010

Anno Nuovo...


E un altro anno è andato via. Con esso se ne sono andati tanti giorni brutti, tante mattine senza voglia di svegliarsi, tante difficoltà, lacrime, silenzio...
Anche se ne sono andate le belle giornate, in cui siamo stati con i nostri cari, in cui forse abbiamo riposato un po' di tutte le melanconie, in cui abbiamo presso dei bei voti, in cui abbiamo fatto quello che volevamo fare da tanto.
E adesso comincia un nuovo anno. Con tutte le sua giornate in "bianco", su cui potremmo scrivere la nostra vita. Vedremmo venire il giorno del nostro compleanno, vedremmo passare le foglie del calendario con tanta fretta come l'anno scorso. E sogneremmo, sempre, che il giorno seguente, il mese seguente, sia meglio di quello presente.
Per me ho un sogno ad essere realizzato. Il giorno che, da sempre, per le donne è chiamato "il giorno più bello della tua vita": il giorno delle nozze. E quando quel giorno arriverà (e sarà presto) io sarò, veramente, la più felice del mondo. No che non abbia paura. Paura del futuro. Paura degli sbagli. Paura, insomma, di quello che la vita ci porterà. Ma so che il mio sposo, che sarà soltanto mio, ed io, saremmo insieme ad affrontare tutto. Affrontare i cambiamenti. Affrontare le difficoltà, i sogni che vogliamo realizzare tutti e due i pensieri e le notti senza sonno per il lavoro ed il pagare l'affitto.
Spero che quest'anno sia davvero bello. In mezzo alle voglie. In mezzo ai pensieri. In mezzo alle difficoltà, al troppo lavoro (per il matrimonio e per lo studio, la tesi, ecc), ai viaggi e rimanere lontani tutta la settimana. Spero che quest'anno sia nuovo, tutti i giorni. E che, in ogni giornata, riesca ad scrivere delle belle cose. E che, anche se ci sono delle lacrime, loro stesse diventino bei dipinti, che dopo potranno essere guardate all'indietro e saranno ritenute come importanti.
Perché sono importanti. Un nuovo anno che sia tutto fiori e sorrisi diventa, credo io, noioso. Le lacrime sono importanti. Non le vogliamo, ma sono importanti. E sono, alla fine, parte della nostra storia, quella che abbiamo scritto nelle pagine degli anni precedenti, quella che scriveremo, giorno dopo giorno, nelle bianche pagine del nostro anno nuovo.

6 de março de 2008

Dei paesi che ficcano il naso dove non devono


La situazione attuale della mia Colombia è molto delicata, questo si sa. Ma è delicata a causa delle accuse infondate dei vicini presidenti Hugo Chávez e Rafael Correa.
Che Colombia è entrata senza autorizzazione, è vero. Ma è anche vero che un importante capo dei terroristi delle Farc, Raul Reyes, si rifugiava in Equador. Il governo colombiano in ripetute occasioni ha informato al presidente ecuadoriano della presenza di gruppi delle Farc nel suo territorio, ma lui ed il suo governo non ci hanno fatto caso. E poi, cosa vogliono che facciamo i colombiani? Lasciare che tutti i capi delle Farc vivano felici e contenti in altri paesi dove non possiamo attaccarli? E poi fanno il maggiore scandalo e dicono che abbiamo fatto un "attacco terrorista" al Equador! Macchè!
va be', E poi, Hugo Chávez, presidente della Venezuela, cos'ha da fare in mezzo a questo litigio? Perché Equador ha il diritto di chiedere scuse per la violazione fatta alla sua frontiera, ma e Venezuela cosa c'entra li? Che si sappia, Colombia non ha mosso un dito per attaccare la Venezuela, anche sapendo che in quello paese si trovano altri capi delle Farc. La Colombia stava non aveva molte opzioni: se avvisava a Equador che aveva trovato Raul Reyes, sicuramente non avrebbe più potuto attaccarlo, perché lui sarebbe fuggito, mica ci fanno credere che non sono tutti amichetti...e se attaccava, come ha fatto, si trovava davanti a un'accusa di violazione di frontiera, come si è trovata.
Io credo che il governo ha fatto quello che doveva fare. È stato un brutto colpo ai terroristi delle Farc, ma con questo anche HugoChávez ha cominciato a tremare. Per questo ha fatto tanto chiasso. Per questo mettere il suo esercito nella frontiera con Colombia. Lui non ha nessun motivo di essere in mezzo a tutto il problema, per lo meno apparentemente. Con la sua attitudine dimostra che ha qualcosa da nascondere, e lo sta facendo sotto le sue parole inopportune e irrispettose contra il nostro presidente Álvaro Uribe. Ma vedremo ancora quanto tempo rimarranno le cose come stanno. La sua amicizia con le Farc non è per nessuno un segreto, anche se non si hanno le prove. Ma le troveranno.
Adesso anche Nicaragua sta contra la Colombia. Perché mai? Vuole approfittare la confusione per mettere di nuovo a galla la sua voglia di diritti sopra San Andrés e Provvidenza, anche se è stato ripetutamente confermato che queste isole sono nostre. Chi altro vuole opinare su qualcosa che non gli corrisponde?
Hugo Chávez, o piccolo Hitler, vuole a tutti i costi mettere in una cattiva luce le azioni del nostro presidente, che per tutto questo tempo non ha fatto altro che cercare una soluzione alla guerra, sterminare definitivamente un flagello così insopportabile per il popolo colombiano come sono le Farc. Hugo Chávez ha messo nel gioco tutti i suoi amichetti presidenti latino americani. Speriamo che il popolo di questi paesi re agisca, speriamo che i venezuelani, gli equadoriani, i nicaraguensi e tutti gli altri si oppongano a le assurdità fatte e parlate per i suoi governanti. Speriamo che il "sogno Bolivariano" di questo pappagallo Chávez non si realizze mai.

22 de fevereiro de 2008

Di nuovo alle lezioni!!

E infine, un nuovo anno di studi è appena cominciato. È stato bello rivedere i vecchi amici, i colleghi con i quali devi condividire la maggior parte del tuo tempo qui, e tornare alla rutina si è così semplificato. Ma quando arrivano quei fine settimana dove tutti vanno via, e il seminario rimane così vuoto che devi farti coraggio per uscire della tua camera, è difficile non pensare a quello che si è lasciato dietro, così lontano come avere tutto il Atlantico fra di noi.
Gli amici, la famiglia, si sente di più la nostalgia quando sei in una camera vuota. Ma sappiamo che il tempo passa, che fra poco ci rivedremo di nuovo, e questa speranza riempie di animo e di voglia di fare le cose bene, di imparare di più, per poter offrire di più al mio ritorno.

Carissimi miei, vi voglio tutti tanto bene!!!